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Risotto con pesche bianche e prosecco



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Anche se siamo a settembre, le pesche bianche sono ancora succulenti e deliziose. Questo risotto è perfetto per viziare i propri ospiti con un piatto insolito, raffinato e dal gusto delicato.

Risotto con pesche bianche e prosecco
- primo piatto
- per 4 persone

Ingredienti:
300 g riso carnaroli
1 cipolla piccola – mondata e tritata finemente
2 pesche bianche – sbucciate e tagliate a dadini
400 ml di prosecco
7 – 8 foglie di basilico
75 ml di olio EVO
Sale
15 g di burro
25 g di parmigiano reggiano grattugiato
1,2 l di brodo vegetale fatto con cipolla, sedano, carota e prezzemolo

In un’ampia casseruola scaldate l’olio e fatevi cuocere la cipolla a fuoco medio-basso fino a diventare trasparente. Alzate la fiamma. Versate il riso nella casseruola e, mescolando continuamente, fatelo tostare fino a quando diventa lucido. Bagnate con 300 ml di prosecco, fatelo sfumare e cuocete il riso per 15 minuti unendo il brodo caldo e filtrato un mestolo alla volta e mescolando spesso. Unite le pesche e il restante 100 ml di vino e cuocete altri 5 minuti continuando ad aggiungere il brodo poco per volte. Aggiustate di sale. A questo punto il risotto dovrebbe essere al dente e cremoso, non asciutto.
Spegnete il fuoco, incorporate il basilico tagliuzzato e mantecate con il parmiggiano e il burro. Coprite e lasciate riposare un minuto o due. Servite subito.


Fagioli neri al caffè




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Il sapore del caffè non è invadente. Anzi, si fonde magnificamente con gli altri ingredienti con un lieve sentore di affumicato. Servito appena tiepido, questo piatto dimostra che è possibile mangiare deliziose zuppe anche in piena estate.

Fagioli neri al caffè
- per 4 - 6 persone

Ingredienti:
400 g di fagioli neri
40 ml di olio EVO
1 spicchio d'aglio, tritato finemente
sedano - 10 cm di gambo più le foglie - tritato
3 cipolle, mondate e tagliate a metà
1/2 cipolla, tritata
3 pomodori pelati e tritati
1 cucchiaio di aceto di vino bianco
1 - 1 1/2 di zucchero integrale
300 ml di caffè leggero - (preparate il caffè usando metà quantità)
sale e pepe

Mettete i fagioli in ammollo per 8 - 10 ore. Scolateli, sciacquateli e metteteli in una pentola con abbondante acqua fresca. Portate a bollore, abbassate la fiamma, coprite e fate cuocere per 20 - 25 minuti. Scolateli conservando l'acqua di cottura.

Preriscaldate il forno a 160°. Usando una pentola di coccio, riscaldate l'olio aggiungendo il sedano, l'aglio e la cipolla tritata. Cuocete fino a quando la cipolla diventerà trasparente. Unite i pomodori e cuocete altri 2 - 3 minuti. Incorporate lo zucchero e l'aceto. Aggiungete i fagioli, il caffè e abbastanza acqua di cottura per coprire appena gli ingredienti. Salate e pepate a piacere. Mescolate delicatamente per non rompere i fagioli. Appoggiate le mezze cipolle sui fagioli, coprite e infornate fino a quando i fagioli e le cipolle diventeranno teneri, circa 1 ora e mezza. Servite con pane fresco e croccante. 

Pasta e patate di casa mia




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La pasta e patate nasce a Napoli come piatto povero di origine contadino. Un piatto semplice e genuino che per la sua bontà è diventato un classico molto apprezzato della cucina partenopea. La ricetta tradizionale risale al XVII secolo. Dopo la scoperta del Nuovo Mondo furono portati in Europa tanti nuovi alimenti e fra questi la patata. I ceti sociali più poveri, bisognosi di una pietanza che riempisse lo stomaco, cucinava questo ingrediente – allora poco amato dall’aristocrazia e l’alta società – con i pomodori e la pasta creando un piatto delizioso e sostanzioso.
 
Già dall’inizio si utilizzava la pasta mista, tradizione che a tutt’oggi si tramanda di generazione in generazione ma vista la cremosità della preparazione anche formati come tubetti o ditalini sono un abbinamento perfetto.

Nelle cucine della Penisola è usanza cuocere la pasta separatamente per poi aggiungerla già cotta al condimento preparato ottenendo così una consistenza brodosa. In Campania invece, la pasta si cuoce insieme alla verdura cotta in precedenza. Questo metodo di cottura rende il piatto cremoso e vellutato in quanto l’azione ripetuta del mescolare, che spappola le patate, e l’amido rilasciato dalla pasta fa addensare il liquido. In poche parole, la pasta e patate a Napoli non è una minestra ma quasi una pasta asciutta.


Pasta e patate di casa mia
-          primo piatto / piatto unico

Ingredienti:
3 patate medie a pasta gialla (oppure 2 patate grandi)
1 cipolla
4 – 5 pomodorini
Un gambo di sedano di circa 15 cm più le foglie
Olio EVO
Sale
Pepe
200g di tubetti o ditalini
100 g di provola
30 g di parmigiano reggiano grattugiato
Una manciata di foglie di basilico

Mondate la cipolla. Lavate il sedano, eliminate i filamenti e tritatelo grossolanamente insieme alla cipolla. Sciacquate i pomodorini e tagliateli a metà. Lavate e pelate le patate e riducetele a dadini. In una casseruola scaldate circa 30 ml di olio, aggiungete il trito di cipolla e sedano e i pomodorini e rosolate pochi minuti a fiamma moderata. Unite le patate e fate cuocere ancora per qualche minuto prima di aggiungere un litro d’acqua. Portate ad ebollizione, coprite la casseruola, abbassate la fiamma al minimo e lasciate cuocere fino a quando le patate saranno cotte rimestando di tanto in tanto. Salate e pepate a piacere.

Unite la pasta e fate cuocere mescolando frequentemente aggiungendo, se necessario, dell’acqua in piccole quantità alla volta. Quando la pasta sarà al dente spegnete il fuoco, aggiungete la provola tritata, il parmigiano, il basilico spezzettato e un filo d’olio. Amalgamate il tutto, coprite e fate riposare qualche minuto prima di servire. Una volta impiattata la pasta cospargetela con altro parmigiano reggiano.

Una panzanella vecchia cinque secoli



La panzanella come la conosciamo oggi è un piatto squisito della cucina estiva che con la sua semplicità ha saputo conquistare un posto d'onore nella lunga lista dei capolavori culinari italiani ma la versione che si mangiava prima dell'arrivo del pomodoro si presenta altrettanto straordinaria.
Nel secolo XVI Agnolo di Cosimo, pittore fiorentino ai tempi dei Medici conosciuto come il Bronzino, elogiava il piatto nella sua opera "In lode della cipolla":
 
Ma chi vuol trapassar sopra le stelle
di melodia, v'aggiunga olio e aceto
e 'ntinga il pane e mangi a tirapelle.
(…)
Una insalata di cipolla trita
colla porcellanetta e' citriuoli
vince ogn'altro piacer di questa vita.
Questo trapassa l'amor de' figliuoli
e d'amici e di donne, che con essi
t'ammazzeresti per due boccon soli.
Considerate un po' s'e' s'aggiugnessi
bassilico e ruchetta; oh, per averne
non è contratto che non si facessi!

Una panzanella vecchia cinque secoli 

- Bagnate del pane raffermo e strizzatelo.
- Aggiungete cipolle e cetrioli tagliati e condite con sale, olio e aceto.
- Unite basilico spezzettato e rucola.







La panzanella diventa finger food




La panzanella è un piatto nato dalla povertà, dalla necessità di utilizzare tutto quello che rimaneva perché, si sa, nella cucina povera non si butta via niente, anzi, si ricicla tutto. E proprio il pane, considerato “sacro” perché garantiva la sopravvivenza - più di ogni altro alimento - ha trovato impiego in innumerevoli ricette. Ho visto donne che prima di buttar via un pezzo di pane vecchio facevano il segno della croce come se stessero commettendo un peccato. Altre invece lo baciavano, quasi come a chiedere perdono.

L’ingrediente base della panzanella è proprio il pane; quel pane raffermo che i contadini erano soliti bagnare per poi mescolare alle verdure che raccoglievano nell’orto. Infatti alcuni sostengono che il nome del piatto deriva proprio da questa usanza, dalle parole “pane” e “zanella” (zuppiera), mentre per altri deriva da “panzana” che significava “pappa”.

La panzanella ha natali antichi, secolari, e nonostante le origini umili fu apprezzata da tutte le classi sociali. Già nel secolo XIV nel suo capolavoro Il Decameron, Boccaccio ci parla di un piatto che lui chiamava “pan lavato”. Il Bronzino, pittore rinascimentale, addirittura ne rende omaggio nel suo “Della cipolla”.

Con l’arrivo del pomodoro dal Nuovo Mondo, la panzanella si arricchisce diventando lo straordinario piatto che oggi tutti ci invidiano. Una pietanza tanto gustosa che, a quanto si narra, nel 1865 mentre il re Vittorio Emanuele si trovava nel Chianti per una battuta di caccia, Bettino Ricasoli gli offrì una versione “nobile” dell’insalata, un tributo al Tricolore simboleggiato dal basilico (verde), il pane (bianco) ed il pomodoro (rosso).

La preparazione della panzanella è di una semplicità incredibile. E’ consigliabile però preparare una quantità sufficiente per un pasto soltanto perché, come tutte le insalate condite, non si mantiene a lungo dato che l’aceto e il sale tendono a “cuocere” le verdure. Le dosi ideali, secondo me, sono 1 parte di pomodori, 1 parte di cipolle, 1 parte di cetrioli, 3 parti di pane bagnato e sbriciolato e una bella manciata di basilico spezzettato; il pane deve costituire la metà della preparazione. Per quanto riguarda il condimento, insaporisco il pane con l’aceto e in una ciotola a parte condisco le verdure con l’olio. Lascio insaporire per un po’ e poi unisco il tutto aggiungendo il basilico e salando all’ultimo momento.

Avevo già preparato questa delizia la settimana scorsa, ma l’altro giorno avevo voglia di gustarla di nuovo. Così ho tagliato le verdure e le ho messe in frigo ad insaporire, ma poi mi sono accorta di non avere del pane raffermo. Di solito quando questo accade mi ripiego sulle friselle, ma guardando nel mobile dispensa ho visto del pane per tramezzini e ho incominciato a pensare “se invece di mettere il pane nella panzanella mettessi la panzanella nel pane?
La panzanella nei coni di pane
Ho preriscaldato il forno a 200°.
Con il mattarello ho appiattito le fette quadrate di pane per tramezzini.
Le ho spalmate con la margarina e poi le ho avvolte attorno alle formine per cannoli con la parte unta fuori e usando degli stuzzicadenti per tenerle ferme.
          
Ho messo i coni su una placca da forno antiaderente e poi li ho messi sul ripiano più alto del forno ad abbrustolire.
Una volta raffreddati i coni ho sfilato le formine e tolto gli stuzzicadenti.
Li ho riempiti con le verdure preparate in precedenza solo al momento di servire. 



E questa è la storia di come la panzanella è diventata finger food.


'ncapriata - Fave e Cicoria



Un classico della cucina tradizionale pugliese, rustico e dal sapore antico questo è un antipasto di tutto rispetto. Sarà sì un piatto povero ma di gusto ne è ricchissimo. La dolcezza delle fave e l’amarognolo della cicoria sono una combinazione vincente.


‘ncapriata – Fave e Cicorie
 -          antipasto
 -          per 4 persone

Ingredienti:
100 g di fave secche decorticate
Olio EVO
1 mazzo di cicoria
1 spicchio d’aglio
Sale e pepe
Peperoncino (facoltativo)
Pecorino romano (oppure, se preferite, parmigiano reggiano)
1 fetta di pane di segale
 
Mettete le fave in ammollo in abbondante acqua per tutta la notte. Scolatele e sciacquatele. Mettetele in una casseruola, coprite con acqua fredda e portate a bollore. Eliminate via via la schiuma che si viene a formare, poi abbassate la fiamma al minimo e fate cuocere lentamente senza mai mescolare. Trascorsa un’ora, incominciate a rimestare spesso con un cucchiaio di legno fino a quando le fave saranno disfatte. Salate e pepate a piacere e cuocete ancora per mezz’ora aggiungendo altra acqua se necessario. Quando le fave saranno diventate una crema morbida, spegnete il fuoco ed incorporate 4 cucchiai di olio amalgamandolo energicamente.

Nel frattempo, lavate, tagliate a pezzetti e lessate per 4 – 5 minuti la cicoria. In una padella scaldate 3 cucchiai d’olio e fate imbiondire l’aglio che poi eliminerete. Unite la cicoria, un pizzico di sale e, a vostro piacimento, il peperoncino. Saltate la cicoria per qualche minuto facendola insaporire nell’olio aromatizzato.

Tagliate la fetta di pane in 4 spicchi. Adagiateli in 4 bicchieri da Martini (oppure in piccole coppe) mettendo la cicoria da un lato e la crema di fave da l’altro. Cospargete con qualche scaglia di formaggio.

 

 

 

Scialatielli ai Sette Sapori



Da non confondersi con i famosi “spaghetti ai sette odori”, che prevede l’uso di diverse erbe e pomodorini regalandoci un piatto prelibato e dal sapore tipicamente italiano. In questa pietanza vi è una combinazione di verdure che si sposano alla perfezione tra loro creando alla fine un gusto unico e squisito.
 

Scialatielli ai Sette Sapori
-          primo piatto

 
Ingredienti per condire 500 g di pasta:

1 carota piccola

1 peperone rosso o giallo    – oppure ½ peperone rosso e ½ peperone giallo

1 melanzana lunga

2 zucchine piccole

2 spicchi d’aglio

1 cipolla

una manciata di basilico

½ bicchiere di olio EVO

vino bianco

sale - pepe

500 g di scialatielli

 
Lavate le verdure. Sbucciate l’aglio e la cipolla e tritateli molto finemente. Con un pelapatate raschiate la carota e tagliatela a dadini piccoli. Al peperone togliete il picciolo, i semi ed i filamenti bianchi. Riducetelo a dadini di circa 1 cm. Spuntate la melanzana lasciando la buccia. Tagliate anch’essa a dadini di 1 cm. Spuntate anche le zucchine e tagliatele a metà per la lunghezza e poi di nuovo a metà. Ad ogni “bastoncino” eliminate la parte interna composta da semini in modo da avere solo la polpa più soda e meno acquosa che tagliarete a dadini.

In un tegame capiente fate soffriggere nell’olio l’aglio e la cipolla senza farli dorare. Aggiungete la carota e cuocete qualche minuto. Bagnate con una spruzzata di vino e quando il liquido si sarà asciugato unite il peperone e cuocete per altri 3 – 4 minuti. Unite, poi, la melanzana e solo a questo punto regolate di sale e pepe. Fate cuocere finchè la melanzana diventi morbida poi aggiungete le zucchine e metà del basilico spezzettato. Cuocete ancora per qualche minuto.

Nel frattempo lessate la pasta in abbondante acqua salata e prima di scolarla prelevate una tazzina dell’acqua di cottura. Fate saltare la pasta insieme al “cocktail” di verdure aggiungendo l’acqua riservata ed un filo d’olio. Impiattate e decorate con il rimanente basilico.

 

 

Riso con Peperoni e Montasio



Pur essendo un formaggio da tavola, il Montasio giovane dona al piatto un sapore morbido e delicato che si abbina ottimamente alla dolcezza rustica dei peperoni e delle cipolle. Il dragoncello, invece, lascia un piacevole retrogusto fresco.

Riso con Peperoni e Montasio        
-  primo piatto
-  per 6 persone

Ingredienti:
400 g di riso parboiled
2 cipolle
2 peperoni gialli (di media grandezza)
2 peperoni rossi (di media grandezza)
80 ml olio EVO
sale - pepe
1 cucchiaino di dragoncello essiccato
200 g di Montasio giovane
un cucchiaio di prezzemolo tritato

Cuocete il riso in acqua leggermente salata. Scolatelo e passatelo velocemente sotto acqua fredda in modo da fermare la cottura. Lasciatelo nel colapasta a sgocciolare.

Pulite le cipolle ed i peperoni e tagliateli a dadini non troppo piccoli (circa 1 1/2 cm di lato) e mettete il tutto in un largo tegame. Soffriggete le verdure con l'olio, un pizzico di sale ed il dragoncello. Fate attenzione a non far abbrustolire le cipolle che devono diventare tenere ma non fritte ed i peperoni ancora leggermente "al dente". Aggiustate di sale e pepate a piacere.

Aggiungete il riso amalgamandolo bene ai peperoni. Togliete, poi, il tegame dal fuoco ed aggiungete il Montasio tagliato a dadini piccoli. Il formaggio si deve soltanto ammorbidire. Spolverizzare con il prezzemolo tritato.

Servite a temperatura ambiente.