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Salmone affumicato su nido di spinaci al limone



Spinaci – freschi, teneri e stuzzicanti. E’ facile preparare un piatto squisito e prelibato con quelle foglioline verde brillante che fanno gola anche al più schizzinoso. Ma come far diventare invitante una pietanza usando quelle surgelate? Controllando il contenuto del congelatore (grandissima invenzione a mio parere!) ho visto che gli spinaci si avvicinavano alla loro “da consumare preferibilmente entro…” data. Diciamo la verità, quei cubetti compressi non sono molto appetitosi eppure una volta cucinati sono una valida alternativa a quelli freschi. Nel piatto non saranno spettacolari ma sono saporiti e nutriente e usando un po’ fantasia si riesce a presentare in tavola delle piccole creazioni apprezzate da tutti.


  
Salmone affumicato su nido di spinaci al limone
-          antipasto

Ingredienti:
- salmone affumicato
- spinaci surgelati
- limone
- aglio
- olio EVO
- sale
- aneto

In una pentola portate a bollore dell’acqua e immergetevi i cubetti di spinaci. Fate cuocere solo il tempo che occorre alle foglie a dividersi. Scolate e premete gli spinaci con il dorso di un cucchiaio per eliminare l’acqua.

In una larga padella scaldate l’olio con l’aglio eliminandolo prima che diventi biondo per evitare un aroma di aglio troppo pronunciata. Aggiungete gli spinaci e fateli saltare rapidamente a fuoco vivissimo. Unite il sale e la scorza grattugiate e il succo di mezzo limone (se state cucinando per 4 persone). Fate asciugare il liquido in eccesso facendo saltare ancora pochissimi minuti.

Per impiattare: Create un piccolo nido con gli spinaci e sopra adagiate il salmone affumicato. Completate con una spolverata di scorza di limone grattugiato e aneto tritato.

 


Una panzanella vecchia cinque secoli



La panzanella come la conosciamo oggi è un piatto squisito della cucina estiva che con la sua semplicità ha saputo conquistare un posto d'onore nella lunga lista dei capolavori culinari italiani ma la versione che si mangiava prima dell'arrivo del pomodoro si presenta altrettanto straordinaria.
Nel secolo XVI Agnolo di Cosimo, pittore fiorentino ai tempi dei Medici conosciuto come il Bronzino, elogiava il piatto nella sua opera "In lode della cipolla":
 
Ma chi vuol trapassar sopra le stelle
di melodia, v'aggiunga olio e aceto
e 'ntinga il pane e mangi a tirapelle.
(…)
Una insalata di cipolla trita
colla porcellanetta e' citriuoli
vince ogn'altro piacer di questa vita.
Questo trapassa l'amor de' figliuoli
e d'amici e di donne, che con essi
t'ammazzeresti per due boccon soli.
Considerate un po' s'e' s'aggiugnessi
bassilico e ruchetta; oh, per averne
non è contratto che non si facessi!

Una panzanella vecchia cinque secoli 

- Bagnate del pane raffermo e strizzatelo.
- Aggiungete cipolle e cetrioli tagliati e condite con sale, olio e aceto.
- Unite basilico spezzettato e rucola.







La panzanella diventa finger food




La panzanella è un piatto nato dalla povertà, dalla necessità di utilizzare tutto quello che rimaneva perché, si sa, nella cucina povera non si butta via niente, anzi, si ricicla tutto. E proprio il pane, considerato “sacro” perché garantiva la sopravvivenza - più di ogni altro alimento - ha trovato impiego in innumerevoli ricette. Ho visto donne che prima di buttar via un pezzo di pane vecchio facevano il segno della croce come se stessero commettendo un peccato. Altre invece lo baciavano, quasi come a chiedere perdono.

L’ingrediente base della panzanella è proprio il pane; quel pane raffermo che i contadini erano soliti bagnare per poi mescolare alle verdure che raccoglievano nell’orto. Infatti alcuni sostengono che il nome del piatto deriva proprio da questa usanza, dalle parole “pane” e “zanella” (zuppiera), mentre per altri deriva da “panzana” che significava “pappa”.

La panzanella ha natali antichi, secolari, e nonostante le origini umili fu apprezzata da tutte le classi sociali. Già nel secolo XIV nel suo capolavoro Il Decameron, Boccaccio ci parla di un piatto che lui chiamava “pan lavato”. Il Bronzino, pittore rinascimentale, addirittura ne rende omaggio nel suo “Della cipolla”.

Con l’arrivo del pomodoro dal Nuovo Mondo, la panzanella si arricchisce diventando lo straordinario piatto che oggi tutti ci invidiano. Una pietanza tanto gustosa che, a quanto si narra, nel 1865 mentre il re Vittorio Emanuele si trovava nel Chianti per una battuta di caccia, Bettino Ricasoli gli offrì una versione “nobile” dell’insalata, un tributo al Tricolore simboleggiato dal basilico (verde), il pane (bianco) ed il pomodoro (rosso).

La preparazione della panzanella è di una semplicità incredibile. E’ consigliabile però preparare una quantità sufficiente per un pasto soltanto perché, come tutte le insalate condite, non si mantiene a lungo dato che l’aceto e il sale tendono a “cuocere” le verdure. Le dosi ideali, secondo me, sono 1 parte di pomodori, 1 parte di cipolle, 1 parte di cetrioli, 3 parti di pane bagnato e sbriciolato e una bella manciata di basilico spezzettato; il pane deve costituire la metà della preparazione. Per quanto riguarda il condimento, insaporisco il pane con l’aceto e in una ciotola a parte condisco le verdure con l’olio. Lascio insaporire per un po’ e poi unisco il tutto aggiungendo il basilico e salando all’ultimo momento.

Avevo già preparato questa delizia la settimana scorsa, ma l’altro giorno avevo voglia di gustarla di nuovo. Così ho tagliato le verdure e le ho messe in frigo ad insaporire, ma poi mi sono accorta di non avere del pane raffermo. Di solito quando questo accade mi ripiego sulle friselle, ma guardando nel mobile dispensa ho visto del pane per tramezzini e ho incominciato a pensare “se invece di mettere il pane nella panzanella mettessi la panzanella nel pane?
La panzanella nei coni di pane
Ho preriscaldato il forno a 200°.
Con il mattarello ho appiattito le fette quadrate di pane per tramezzini.
Le ho spalmate con la margarina e poi le ho avvolte attorno alle formine per cannoli con la parte unta fuori e usando degli stuzzicadenti per tenerle ferme.
          
Ho messo i coni su una placca da forno antiaderente e poi li ho messi sul ripiano più alto del forno ad abbrustolire.
Una volta raffreddati i coni ho sfilato le formine e tolto gli stuzzicadenti.
Li ho riempiti con le verdure preparate in precedenza solo al momento di servire. 



E questa è la storia di come la panzanella è diventata finger food.


Carpaccio di ravanelli marinati con straccetti di tonno grigliati



Non amo molto il gusto piccantino del ravanello ma preparato in questa maniera acquista una dolcezza che lo trasforma completamente. Questo carpaccio l’ho preparato altre volte ma sempre da solo. Invece oggi ho provato ad abbinarlo a degli straccetti di tonno che avevo grigliato usando la marinatura per fare un’emulsione che poi ho usato per condire il tutto.

Strepitoso!!! Quest’è stata la prima parola che mi è venuta in mente appena l’ho assaggiato. Il sapore delicato che acquisisce il ravanello si sposa alla perfezione con il gusto un po’ rustico di un pesce “carnoso” grigliato. Una combinazione davvero vincente.

A parte il tempo per la marinatura, è un piatto veloce ma di un’intensità di sapore unico e saporitissimo e in base a come fate le porzioni può essere proposto sia come antipasto che come secondo piatto leggero e fresco - ideale per il grande caldo.

Carpaccio di ravanelli marinati con straccetti di tonno grigliati
-          antipasto / secondo piatto

Ingredienti:
tonno fresco
ravanelli
aceto di vino bianco
sale
indivia riccia
olio EVO

Lavate e spuntate i ravanelli e affettateli molto sottili. Salate le fettine ottenute e mettetele in una ciotola stretta oppure in un barattolo. Coprite con l’aceto e lasciate marinare per almeno 3 ore.

Scolate i ravanelli e mettete le rondelle su una metà del piatto accavallandole leggermente. Sull’altra metà metteteci qualche foglia di indivia lavata, asciugata e spezzettata. Versate l’olio in proporzione sufficiente nel barattolo contenente la marinatura, aggiungete un pizzico di sale e mescolate energicamente.

Tagliate i tranci di tonno a filetti. Irrorate con un filo d’olio e grigliateli rapidamente sulla piastra. Appoggiate gli straccetti di pesce ancora caldi sull’indivia. Condite sia il carpaccio che il pesce con l’emulsione preparata. Servite subito.


La Scarpetta

la Scarpetta

la Scarpetta - versione individuale

La Scarpetta
- antipasto

Un giorno guardando un programma televisivo vidi una scena girata in un ristorantino italiano dove il cameriere portava in tavola un piatto di sugo ed un cestino di pane ai clienti che aspettavano le proprie ordinazioni.
L'idea mi è sembrata buona. Ho pensato: perché no?! Ho sempre qualche mestolo di sugo nel frigo, che sia il ragù della domenica oppure uno più leggero fatto in settimana. Così l'ho provato con il sugo alla pizzaiola ed è stato un successo.
Non ci vuole niente per allestire uno sfizioso antipastino in pochi minuti, ideale per una cenetta informale tra amici. Basta del pane fresco e croccante ed un bel sughetto fumante cosparso di parmigiano o erbe aromatiche a piacere oppure, perché no, ambedue ed il gioco è fatto.

Polpo alla gallega con sale affumicato


Polpo alla gallega con sale affumicato
- antipasto o secondo piatto

Il polpo alla gallega è conosciuto anche come pulbo a feira (polpa alla fiera). Tempo fa i contadini partivano per raggiugere le fiere dove vendere o comprare bestiame, vendere i propri prodotti e comprare provviste da portare a casa ed essendo il viaggio piuttosto lungo per molti di loro, si fermavano presso i pulpeiras per mangiare. Un piatto locale offerto agli avventori era il polpo cotto in grandi pentole di rame che veniva condito con olio d’olive, sale e paprika e servito su dei taglieri di legno.

Oggi questa preparazione è diventata un piatto tipico non solo della Galizia, regione in cui ha avuto origine, ma della cucina spagnola in genere. In porzioni minori fa parte del vasto e allettante repertorio dei famosi tapas. In porzioni maggiori, invece, può essere servito come secondo piatto oppure si può consumare come una rustica ma squisita cena da gustare con un buon bicchiere di vino e del pane fresco e croccante.

E’ una ricetta facile da realizzare e, secondo me, ha il pregio di non necessitare l’indicazione delle quantità dei pochi ingredienti in quanto questi si possono dosare in base al proprio gusto e al numero dei commensali.

Ingredienti:
-          Polpo
-          Patate
-          Cipolla
-          Sale
-          Olio EVO
-          Paprika dolce
-          Peperoncino (facoltativo)
-          Sale affumicato

Il procedimento è semplice.

1.     Fate bollire il polpo in abbondante acqua salata. (Normalmente si aggiunge anche una cipolla ma io non la metto.) Cotto il polpo, lasciatelo raffreddare nell’acqua di cottura.

2.     Lavate e sbucciate le patate e tagliatele a fette spesse 1 cm. Lessatele fino a quando saranno tenere. Mettete le patate sgocciolate in una terrina, conditele con olio, sale affumicato e un po’ di cipolla grattugiata o affettata molto sottilmente – (il perché non metto la cipolla a cuocere insieme al polpo).

3.     Sgocciolate il polpo, tagliatelo a rondelle e, in una ciotola, conditelo con olio, paprika dolce e, se piace, peperoncino.

4.     Coprite le ciotole e fate insaporire in frigo per circa un’ora.

5.     Al momento di servire, disponete le patate in un piatto con sopra il polpo. Decorate con una fogliolina tenera di sedano.

N.B. – A qualcuno piace cuocere le patate nell’acqua di cottura del polpo per far assorbire
          il sapore.
         Sappiate che in questo caso si altera il colore delle patate.

'ncapriata - Fave e Cicoria



Un classico della cucina tradizionale pugliese, rustico e dal sapore antico questo è un antipasto di tutto rispetto. Sarà sì un piatto povero ma di gusto ne è ricchissimo. La dolcezza delle fave e l’amarognolo della cicoria sono una combinazione vincente.


‘ncapriata – Fave e Cicorie
 -          antipasto
 -          per 4 persone

Ingredienti:
100 g di fave secche decorticate
Olio EVO
1 mazzo di cicoria
1 spicchio d’aglio
Sale e pepe
Peperoncino (facoltativo)
Pecorino romano (oppure, se preferite, parmigiano reggiano)
1 fetta di pane di segale
 
Mettete le fave in ammollo in abbondante acqua per tutta la notte. Scolatele e sciacquatele. Mettetele in una casseruola, coprite con acqua fredda e portate a bollore. Eliminate via via la schiuma che si viene a formare, poi abbassate la fiamma al minimo e fate cuocere lentamente senza mai mescolare. Trascorsa un’ora, incominciate a rimestare spesso con un cucchiaio di legno fino a quando le fave saranno disfatte. Salate e pepate a piacere e cuocete ancora per mezz’ora aggiungendo altra acqua se necessario. Quando le fave saranno diventate una crema morbida, spegnete il fuoco ed incorporate 4 cucchiai di olio amalgamandolo energicamente.

Nel frattempo, lavate, tagliate a pezzetti e lessate per 4 – 5 minuti la cicoria. In una padella scaldate 3 cucchiai d’olio e fate imbiondire l’aglio che poi eliminerete. Unite la cicoria, un pizzico di sale e, a vostro piacimento, il peperoncino. Saltate la cicoria per qualche minuto facendola insaporire nell’olio aromatizzato.

Tagliate la fetta di pane in 4 spicchi. Adagiateli in 4 bicchieri da Martini (oppure in piccole coppe) mettendo la cicoria da un lato e la crema di fave da l’altro. Cospargete con qualche scaglia di formaggio.